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La dinamica del paesaggio

Vediamo come si forma uno strato nell’ambiente fluviale.

In quel caso si tratta di un SISTEMA APERTO: materiali e energia entrano e escano. Qui strati si formano e vengono distrutti costantemente.

In un sistema aperto, la formazione di un strato archeologico può ben essere un processo ritmico con la sua distruzione.

I processi sulla terra si svolgono tendenzialmente in cicli (di erosione e deposizione; ma anche altri). Questi possono essere di durata variabile:
– secondi/minuti (“ripples” sul fondo del fiume)
– ore (erosione con tempesta)
– annuale (sedimentazione / erosione fluviale)
– secolare (avanzamento / ritiro linea di costa)
– etc..
– glaciale (avanzamento / ritiro ghiaccio ; morene)
– ciclo della formazione delle rocce.

Se vogliamo “captare” il materiale archeologico, dobbiamo operare all’interno di un singolo ciclo. Se non,  è sparito (frantumato, trasportato).
Completamente diversa è la situazione in un sistema CHIUSO, cioè una situazione di solo accumulo di materiale, che poi diventa lo scavo archeologico ideale.
Nella pratica dello sviluppo della superficie terrestre nel tempo (con o senza influenza culturale), si alternono condizioni di sistemi aperti e chiusi.
Così si intravede una possibile spiegazione per la discontinuità nel tempo di molti dati di scavo archeologico.

Gli strati superficiali dimostrano una grande variazione spaziale (ragion d’essere delle carte geologiche e pedologiche).
Tale variazione è la consequenza dei vari ambienti (“facies”) che sussistono (e hanno sussistito nel passato) sulla terra, ognuno con dei processi specifici.
Nel contesto archeologico è importante conoscere alcuni di questi processi, e in particolare la loro capacità  di conservare o meno i materiali che vengono in essi coinvolti.