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Pagina per le poesie, edite e non



     Una poesia di
     VITO RIVIELLO 
(Roma)
                  (da: "Assurdo e Familiare" - 1997)


   Piano del Conte

   L'ira del conte nella sua contea
   fu iracondia, minacciò i suoi
   vassalli di pietra sui cavalli:
   "Vous...vous...vous-vous...alché
   uno di essi esclamò: "Moi seulement,
   messieurs, moi m'appelle Vuvut."
   Ma il conte irato replicò: "Io,
   non sono monsieur Nunut."
   Sono il vanto della vantea
   sono il conte della contea
   con-te, con te Lilì Marlèn, no?
   O con chi se non con me?"
   Risposero i vassalli: Con Nous
   che voi chiamate Vous, alors Marlèn,
   Nous comme Vous mais Nous, nouvelles,
   nuances, nouages...bon...di noi
   non fate strages d'anges sopra
   i nostri visages, vous pouvez,
   si vous voulez si vous plait
   donner un peu d'argent della contea,
   pardon, della nostrea, che noi, nous
   da mane a sera lavoriam pour vous.


           


     Una poesia di
     GIANNA SARRA 
(Frascati)
                  (da: "Mostro celeste" - 1994)


   i giorni canditi

   potrebb'essere Marrakèch
                 - o Melbourne
   la Fiera di Roma che gela sotto i neon
   della Banca Nazionale del Lavoro
   ...........................................................

   febbraio/ruota
                 del destino in ritardo

   e te chi ti nutre
                 amore antropofago
   chi ti scalda
                 o'Kong
                     mio re'?

                    1987


         


     Una poesia di
     CLAUDIO COMANDINI 
(Frascati)
            (da: "Un giorno lungo un sogno" - 2001)


   LA DANZA DELLE MOSCHE

   Le mosche che volano ad una spanna da terra
   Contorto amor della merda,
   Le mosche che s'agitano in sciami o sole
   Sulle piaghe del cavallo e del somaro,
   Le mosche che pretendono il salario
   Delle notti insonni passate a ronzare,
   Le mosche che quando piove invadono le dimore
   Per paura di venir purificate,
   Le mosche che muoiono a Natale
   Le mosche cibo del domani
   Le mosche eredi della terra.

   Le mosche che a caleidoscopi ci guardano
   E ci sfuggono, per restare intrappolate
   Da una lastra di vetro, il loro epitaffio.

   Il Signore delle mosche, loro e nostro tormento,
   Inesauribili ne manderà, per una altre cento.


         


     Una poesia di
     Enrico Pietrangeli
(Roma)
                  (da: "Di amore, di morte" - 2000)


SERIAL TV


Viviamo in uno scudo spaziale,
dentro una fetida e ridicola
astronave in cartapesta,
sopra un avanzo di scena
per vecchio serial televisivo
viviamo, soli e rifugiati,
persino un po’ arrangiati
tra immondizie passate
maternamente coccolati.


Le poesie riportate su questa pagina sono state pubblicate dietro il consenso degli autori.
Ci sono sei poesie per autore, che appaiono in ordine casuale con ogni rinnovo della pagina. 
Di Vito Riviello riportiamo per ora solo la poesia alla quale si è ispirato il nome de "La Nostrea".