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Enrico Pietrangeli è nato a Roma dove attualmente vive
e risiede. Terminati gli studi, ha spesso soggiornato altrove in città
come Barcellona, Lione, Amsterdam ed ha svolto attività di volontariato
in Senegal orbitando pure intorno agli ambienti artistico letterari della
capitale e frequentando poeti contemporanei come Dario Bellezza e pittori
come Tano Festa e Diana Rabito.
Ha partecipato, fin dai primi anni ottanta, a diverse
rassegne, incontri, performance in vari locali di Roma, tra cui il
"Let'em in", "Il Cenacolo". Nel 1986 "Ballo e non
solo" a cura dell' Assessorato alla Cultura , nel 1989 "La
scrittura e dintorni" a cura di L. Gulino, "Poesia
emergenza" a cura della l° Circoscrizione del Comune di Roma e tanti
ancora fino alla recente rassegna di poesia mistica per il giubileo del
2000 dove è stato incluso in un'antologia per la "Via crucis".
Contemporaneamente alla pubblicazione del libro "Di amore, di
morte", per la Teseo Edizioni (2000) ha completato la stesura del
suo primo romanzo: "In un tempo andato con biglietto di ritorno"
ambientato nei tardi e turbolenti anni settanta in una storia ricca di
emozioni, sogni, sconfitte e riscatti che, nel loro avvicendarsi, ha per
protagonisti un'intera generazione di allora adolescenti.
Ha inoltre realizzato una seconda raccolta in versi
inedita dal titolo: "Ad Istanbul, tra pubbliche intimità".
Contatti: enr@vizzavi.it
Editore: teseoeditore@alfanet.it
Distribuzione: rinascita.roma@inbox.ilink.it
odradek@tiscalinet.it |
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Di amore, di
morte
di Enrico Pietrangeli
PREFAZIONE di F. Di Girolamo
Ecco una raccolta poetica
schietta, ruvida, densa come i cibi naturali,
biologici, non trattati con artifici chimici, di cui oggi c'è sempre più
un
salutare, impellente bisogno.
La cura stilistica non gli è certo estranea, ma questa non diventa mai
sterile virtuosismo; qui l'originalità dello stile si manifesta proprio
nella dissimulazione del lavoro sul linguaggio, che pure Enrico
Pietrangeli
ha operato e con risultati, a mio avviso, notevoli.
Ma è il suo vissuto brulicante ed indocile, così folto di riferimenti
esistenziali, culturali e politici di quella generazione che è cresciuta
e
si è formata negli anni settanta - alla quale Pietrangeli appartiene fino
in fondo - che nei suoi testi dà alla materia poetica un pathos tanto
devastante: sono gli aromi aspri vissuti come apertura
spregiudicata alle esperienze, i brevi ed intensi amori consumati con
intransigente baldanza, le tante amicizie formatesi ed infrantesi con
totalizzante spirito cameratesco (o sarebbe forse meglio dire
"comunardo").
Si respira un'ansia di rivoluzione privata e quotidiana, rievocata, a
distanza di anni, con virile disincanto, non certo con isterico e
nostalgico "reducismo".
Mano mano che i nodi lirici si fanno più serrati e brucianti, anche il
dettato e la poesia di Pietrangeli, di questa sua cronaca "Di amore,
di
morte" - titolo da intendersi, naturalmente, come rivisitazione quasi
traslata di due temi letterari tanto canonici - si fa più nervoso e
sincopato, rivelando ancora di più la sua intima connessione con quel
linguaggio musicale, tanto determinante per la cultura degli anni in
questione, di cui Enrico Pietrangeli è anche appassionato studioso e
ricercatore. Nei suoi versi così essenziali e contratti, così
disseminati
di intermittenze e variazioni, non può non rintracciarsi l'eco delle
atmosfere delle improvvisazioni, degli assolo, di multiformi
"distillati"
tappeti sonori del mondo musicale giovanile più avanzato di quegli anni,
i
tardi anni settanta.
Ma ancor più radicato nella poetica dell'autore è forse il richiamo a
certo
"maledettismo" francese, soprattutto "baudelairiano",
al suo smascheramento
delle tronfie ipocrisie, che a distanza di oltre un secolo hanno cambiato
bandiere, ma non certo suadenti lusinghe, seppur miserevoli, per le sempre
in agguato angustie spirituali: "Io resto un libero codardo /
abbandonato
alla schiava ragione / di ogni anarchico sentimento." E altrove:
"E' l'era
dei mercanti / che infestano ogni tempio. / Più non risplenda altro oro /
se non il padre nostro / primogenito sperma solare."
Ma tutti questi richiami ed ascendenze, contestuali ed espressive,
filtrate
dalla personale sensibilità poetica dell'autore, trovano una loro intima
coerenza ed una loro insospettabile chiave di volta in una allusa, più
che
enunciata, moralità "orfana", finanche ereticamente cristiana
– molto vicina
all’inesausto "empirismo eretico" di Pier Paolo Pasolini -
emblematica anch'essa di una generazione non più alla ricerca di effimere
paternità putative, non sancite da una autentica e profonda ed ancestrale
identità di sangue: "casa, certo punto di memoria, / dal tuo segreto
sorriso sporge / questo mio disordinato archivio."
QUARTA DI COPERTINA di G.
Scartaghiande
Abbiamo tra le mani un
piccolo "libro aureo" di rara autenticità. La parola
vi sorge e vi si concretizza, come ferma vitalba di idee, in una esemplare
zona di contemplazione, dove cuore e ragione vanno insieme, anima e corpo
tengono strenuamente ogni loro dato esistenziale, a fronte di qual si
voglia alienante reificazione dei linguaggi e delle mitopoiesi letterarie.
Un libro che paga altissimo in termini di impegno personale, che sa ancora
far risuonare una voce profetica nel tempio infestato dai mercanti.
Pietrangeli si cala in un punto cruciale dell'attuale "offesa"
letteraria
all'uomo, lì dove sono stati consumati i misfatti poetico esistenziali
dei
nostri anni, ed anche prima e oltre. Si fa goccia di sangue viva; persona,
che proprio nell'attraversamento della sua parte di inferno contemporaneo,
ma con un occhio di pietà e di silenzio quasi sbarbariano, non perde di
vista quella terra d'innocenza ultima, di quella" terra
promessa", già
rivelataci da Ungaretti, che è conquista di assiduo lavoro e di libertà.
È
un libro questo, che ha centrato il tema, che "venera" "Gli
dèi immortali
anzitutto", o "quindi gli eroi gloriosi", come limpidamente
Sbarbaro
traduce da Pitagora. E ancora vi si avverte la presenza di un Penna più
intimamente ontologico e fondativo di un pensiero, e meno idillicamente
novecentesco o addirittura manierista, da cui Pietrangeli sa trarre un
lessico di alto decoro ed originalità.
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