Gina Marziale
Nata a Roma, compie gli studi artistici diplomandosi
prima presso l'Istituto d'Arte di Roma, poi presso l'Accademia di belle
arti di Roma, completandosi nell'arte incisoria.
Successivamente, vincitrìce di cattedra, insegna disegno e storia
dell'arte per un ventennio.
Contemporaneamente fin da giovanissima si dedica alla pittura partecipando
a numerose esposizioni nazionali ed internazionali e riscuotendo successi
di critica a Roma, Milano, Torino, Saint-Vincent, Treviso, Padova, Ancona,
Reggio Emilia, Firenze, Sulmona, Grottammare, Messina, Miami, Mosca,
Madrid, Cairo, Alessandria D'Egitto, Castello di Roviano.
Nel 1971 presenta la sua prima mostra personale alla Galleria Astrolabio
Arte di Roma, ne seguono molte altre (circa venticinque) in varie gallerie
d'arte italiane ed estere.
Sue Opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private.
Ha firmato copertine per libri di saggistica e narrativa per a Sovera
Multimedia Editrice.
Bibliografia, hanno scritto sulla sua opera: Apuleo, Bellonzi, Berenice,
Campegiani, Calzavacca, Caroni, Chiesa, Ciarrocchi, Civello, Concarotti,
Da Vià, De Giosa, Ferrigno, Giacomozzi, Giannattasio, Giordano,
Massarelli, Morini, Onorati, Orienti, Pater nostro, Riviello, Tedeschi,
Venturoli.
La pittrice è presente nelle seguenti pubblicazioni: A. M Comanducci;
Catalogo degli Artisti Arte Contemporanea (Unedi); Archivio per l'Arte
contemporanea del '900 (Firenze); Art Diary International; Flash Art; i
Quaderni dell'Arte (Lalli Editore); Eco d'Arte Moderna (Il Candelaio -
Firenze).
Sono stati eseguiti i seguenti servizi televisivi sulle reti: Telenorba
1978 Bari, di P. De Giosa; RAI Regione Toscana 1988; Rete Azzurra 1993
(Castelli Romani); Tevere TV 2001 (Città di Castello) di M. Casini; RAI
TG3 2002 Roma, di F. Ferrigno.
Attualmente opera nel suo studio a Grottaferrata (Roma).
www.ginamarziale.it
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Celati Sentieri 2005
Le incisioni in mostra di Gina Marziale somigliano a degli ideogrammi da decriptare e rappresentano dei veri e propri labirinti psichici dove mappe nascoste e celati sentieri attraggono verso oasi e mete di sconosciuta armonia.
Sono grovigli metallici e geometrie sanguigne, geroglifici e passioni algebriche, ghirigori e ramaglie boschive dove sembra perdersi l'animo della pittrice, ma il tutto converge e affonda in luoghi magici, in essenze limpide, semplici, misteriose.
Queste geografie bizzarre, questi intrecci di segni e linee, di capricciose e stravaganti decorazioni, questi andirivieni intriganti alludono dunque a un viaggio, a un vero e proprio percorso iniziatico, a un periplo di conoscenze da compiersi intorno all'Essere e al Divenire, al Semplice e al Complesso, alla ricerca del tesoro nascosto, della pietra filosofale, del prodigioso amuleto che apre visioni sulle leggi elementari e sul nido originario della vita.
Da qui il tema del "doppio", del diritto e del rovescio, del raffronto speculare, e potremmo dire del bifrontismo incisorio di Gina Marziale. Una navigazione tra Ordine e Caos, tra empori e bazar e cianfrusaglie d'ogni tipo, nell'ansiosa ricerca dell'arché, del principio stesso del mondo e della vita.
Franco Campegiani
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Gina Marziale
Intervista in Viv@voce di ottobre 2004
Protagonisti nei Castelli Romani
A cura di Maria Angela Nocenzi
Gina Marziale è nata a Roma, compie
gli studi artistici diplomandosi prima presso l’Istituto d’Arte di
Roma poi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, completandosi
nell’arte incisoria. Successivamente, vincitrice di cattedra, insegna
disegno e storia dell’arte per un ventennio. Fin da giovane si dedica
alla pittura partecipando a numerose esposizioni nazionali e
internazionali riscuotendo successi di critica in numerose città quali
Roma, Milano, Torino, Saint-Vincent, Miami, Mosca, Madrid, Cairo,
Alessandria d’Egitto. Nel 1971 presenta la sua prima mostra personale
alla Galleria Astrolabio Arte di Roma, ne seguono molte altre, (circa
venticinque) in varie gallerie d’arte italiane ed estere.
Sue opere si trovano in numerose
collezioni pubbliche e private ed ha firmato svariate copertine per libri
di saggistica e narrativa. La pittrice è presente nelle seguenti
pubblicazioni: Catalogo degli artisti Arte Contemporanea; Archivio per
l’Arte contemporanea del ‘900; Art Diary International; Flash Art; I
Quaderni dell’arte; Eco d’arte moderna. Partecipa a numerosi servizi
televisivi. Attualmente opera nel suo studio a Grottaferrata. Nel
trentennale della Fondazione Centro Italiano di Arte e Cultura presso la
Sala della protomoteca del Campidoglio, nel maggio 2004, Gina Marziale è
stata insignita del premio alla carriera con la seguente motivazione:
"Artista ispirata, dall’indiscusso talento, si dedica, con
straordinaria passione e con amore, alla Pittura divenuta ragione di
vita".
D: La nostra rubrica A come Artista
si prefigge lo scopo di aprire una finestra sul variegato mondo
dell’arte nei Castelli Romani con l’intento anche di creare un
archivio permanente degli artisti che vi operano. Cosa pensi di questa
iniziativa del nostro giornale?
R.: Un’ottima iniziativa, credo che
sia la prima in assoluto che si occupi di far dialogare gli operatori
culturali in questo territorio ricco di validi artisti; è molto
importante coltivare un archivio di informazioni su di essi. Complimenti
al giornale Viv@voce ed auguri per la sua prossima attività.
D: Puoi parlarci della tua passione
per il microcosmo e di conseguenza dei tuoi infiniti orizzonti che si
intravedono dietro gli intrighi e i grovigli sottili dei segni, ad esempio
nell’opera che hai scelto per questa vetrina dal titolo La veranda?
R: Sin da giovanissima ho coltivato
l’amore per l’infinito mondo naturale e vegetale, ciò che io chiamo
"il microcosmo", in cui mi sono immersa attraverso la
trasposizione grafica e pittorica. Gli infiniti orizzonti che si
intravedono sulla tela, dietro intrecci sottili di segni, creano un gioco
virtuale di spazi. Ne scaturisce così un rapporto fra chiuso e aperto,
tra solitudine e coralità; le righe sovrapposte che somigliavano a sbarre
oggi sono lance, frecce, arbusti pronti ad aprirsi per un passaggio verso
il mirabile. L’invito ad entrare nel racconto è allettante.
D: E’ stato detto delle tue
pitture: "Sono zoomate su realtà nascoste, su luoghi e microcosmi
impensabili, che esplodono con prepotenza sulla tela, mostrando il
laboratorio pulsante e occulto del creato. Uno sbocciare alla vita
dall’invisibile [...] Emblematico il dipinto della veranda con quei
colori freddi e velati, con quell’angoscia incombente e palpabile, con
quella mestizia fitta come una nebbia, tutta al di qua della vetrata,
mentre una finestra si apre verso orizzonti vegetali e verso sentieri
eterei verso assolutezze e pienezze intuite al di là dei propri angusti
confini mentali.
Il passaggio è aperto, la speranza
può divenire realtà. Pur tuttavia l’anima resta bloccata sulla soglia
di un oltrepassamento che forse è illecito effettuare. " (Franco
Campegiani).
E ancora: "Giocata tra la
propensione naturalistica e piacere per le atmosfere astratte, la
dimensione dell’artista ha una sua precisa cifra che si espone alle
interpretazioni [...] Venturoli ha accennato alla vitalità del
sopravvivere di ogni presenza naturale, come storia e come continuità
organica ". (Franca Calzavacca). Cosa puoi dire di tali
considerazioni?
R: Tutti i critici che ho incontrato
durante la mia vita artistica, tra cui Vito Apuleo, Franca Calzavacca,
Franco Campegiani, Renato Civello, Carlo Giacomozzi, Marcello Venturoli,
hanno letto ed analizzato con incredibile verità i miei dialoghi
artistici e il mio mondo poetico pittorico. Uno in particolare, Aldo
Onorati, ha definito la mia arte "realismo metafisico", una
dizione che rispecchia in pieno il mio modo di interpretare il microcosmo.
D: Recentemente hai partecipato ad
un’importante mostra intemazionale di pittura che ha sicuramente
lasciato su di te un’impronta significativa. Ce
ne parli?
R: La mostra internazionale di
grafica, pittura e scultura, denominata "Egitto-Italia:
Fratellanza" e rappresentata nella galleria-atelier di Alessandria
d’Egitto, è il frutto della collaborazione artistica tra l’Ufficio
Culturale Egiziano a Roma, rappresentato dal prof. Adel Moneim Moawad, e
Alessandria d’Egitto, ha permesso un approfondimento delle relazioni
culturali e di amicizia tra i due paesi. Credo che lo scambio tra diverse
arti e culture sia un’enorme fonte di ricchezza: soprattutto per noi
artisti è fondamentale non chiuderci ognuno nel proprio universo ma
arrivare a valorizzare il nostro stesso lavoro passando attraverso la
comprensione di quello degli altri. Un dialogo importante dunque, a cui
hanno partecipato quaranta artisti di alto livello tra italiani ed
egiziani.
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Alcune critiche dal Catalogo della Mostra "luoghi e microcosmi", Roma
2001
Allo studio di Gina Marziale si accede
attraverso un piccolo giardino fiorito, in cui il verde è dominante. Questo
colore, in realtà, è la chiave tonale della pittrice: balza subito agli occhi
nei suoi fiori generosi, in quelle dilatazioni sensitive che danno alle linee
significazione particolare. Al freddo colore della foglia, si specchia, per
contrasto, il caldo sfumato del marrone nelle contorte radici che assumono, ai
nostri occhi, forme fantasiose. Ma poi ecco la forza dei contrasti, e la
tavolozza si arricchisce di gamme vibranti.
Ma c'é sempre un quadro centrale nella mano d'un pittore, come la parola-chiave
in una silloge, o un personaggio di svolta in un romanzo. Ed io l'ho ravvisato
nella veranda triste e appassionata che riga il cielo con strisce perpendicolari
fra loro, come una scacchiera o un pavimento ideale trasparente. Li c'é il
battito della malinconia raccolta e discreta dell'autrice, e da questo quadro
bisogna ripartire per interpretare tutta la ricchezza cromatica di Gina
Marziale, la sua fantasia, la sua sfrenata e avvincente passione per l'iride.
Sono forme grandi, un megaspazio gnoseologico, uno spessore virtuale, da cui
scaturisce un godimento particolare. Vien voglia di riguardare oltre, di acuire
lo sguardo insieme al sentire, per decifrare qualcosa di non detto, di non
versato dalla tavolozza. Forse qui sta il fascino di questa pittrice: e non è
fascino da poco.
Ma bisogna aggiungere alcuni particolari, in quanto, se si torna a guardare
l'insieme, cioè la sua galleria, si scoprono nuove realtà e sfumature di ogni
genere.
Ad esempio, c'è un gioco virtuale di spazi che ripropone un microcosmo
slargato, guardato - alla
Pascoli, per usare un punto di riferimento - con una lente che ingrandisce i particolari o sintetizza
l'insieme.
A Gina Marziale interessa quanto di palpitante esiste nella tavolozza della
natura. Il suo pennello (io parlo soprattutto del colore che informa poche
essenziali linee maestre) interpreta. Sarebbe riduttivo dire che ritrae.
L’autrice gioca col sogno, in un equilibrio incantato di elementi veristici e
metafisici. Lo si nota nel contrasto improvviso di certe tonalità opposte: un
rosso fuoco immerso nel verde di ghiaccio; un giallo sole nell'azzurro - indaco tipico della
notte incipiente. Questa sontuosità dei due regni: vegetale e, in parte
minerale, con le sue rame ischeletrite, ma di innegabile liricità; questa sagra
di colori e di forme, indefinite e macroscopiche, sono un mondo poetico e
onirico alternativo a quello esterno.
Così, il prisma interiore della pittrice rigenera gli elementi, oscurando le
tonalità, o illuminandole secondo un paesaggio dell'anima, a cui si demanda
quella interpretazione accennata prima, e che determina l'originalità
sia gnomica sia fattuale di queste tele, che rimandano lo sguardo, di rimbalzo,
l'una all'altra in continuazione, a guisa di reciproci corollari emotivi e
didascalici.
Sono quadri che hanno il contrastante, ma fertile potere di placare l'occhio e
scuotere l'animo, in un gioco di rimandi
all'infinito.
Aldo Onorati
(...) In una possibile storia della pittura
floreale le condizioni in cui si pone Gina Marziale sono frutto di una
precedente azione di rinnova mento del pensiero che l'ha condotta all'esigenza
di una posizione prioritaria del tema da lei preferito, rinnovandone il senso
artistico e in certo qual modo letterario. La pittrice affronta direttamente la
necessità di coniugare l'interesse per il dettaglio e la caratterizzaziòne
momentanea del soggetto nel desiderio di verosimiglianza con le infinite
possibilità della dialettica contemporanea. Ciò che ne trae è davanti a noi
nella dilatazione delle proposte per un'avventura del pensiero senza limiti
apparenti. Capace di sconvolgere la disposizione ordinata della tradizione
artistica su questo tema, la Marziale fa assumere "pose" dinamiche ai
suoi vegetali, moltiplicandone l'instabilità di fondo, quasi cercasse una
sintonia con la musica.. (….).
Nel 1993 lo storico dell'arte Marcello Venturoli presentandola ad una mostra
romana con saggio lucido ed incisivo ha puntualizzato l'ambivalenza del lavoro
di Gina Marziale nel processo evolutivo ed in ogni tecnica da lei usata, dalle
incisioni sottilmente evocative alla pittura ad olio corposa e prepotente.
Giocata fra propensione naturalistica e piacere per le atmosfere astratte, la
dimensione dell'artista ha una sua precisa cifra che si espone alle
interpretazioni. Il conflitto soltanto apparente del suo stile emerge dal
confronto dei cicli sulle "radici" e sulle "'conchiglie" con
le tavole sui "giardini" dell'immaginazione dove l'organicità del
soggetto si fa più sensuale e carnale aprendosi a valutazioni erotiche
nell'ansito di corolle e rami e foglie invasivi e preponderanti. La dicotomla
fra le tendenze è stata molto evidente nella sua produzione degli anni "70
e si è protratta sin quasi agli anni "90 con la presenza della figura
umana ad indicare una realtà da non dimenticare anche se privadl compiacimenti,
in un certo senso occasionale. Venturoli ha accennato alla "vitalità del
sopravvivere" di ogni presenza naturale, come storia e come continuità
organica. Di questa continuità che ci lega alle origini Gina Marziale ha
tracciato "i momenti di una trasformazione totale e perenne" con
profonda sensibilità d'evocazione, in una panica effusione compositiva. E'
ormai chiaro che alla pittrice romana interessa particolarmente l'evidenza di
una continuità vitale degli elementi, di quello che lei chiama "il fascino
delle origini" il mare, nelle sue profondità subacquee che ha
personalmente penetrato traendone immagini fluorescenti sino alla evoluzione
genetica dell'ambiente, modulando gli organismi viventi in referenti
concettuali.
Per la sua pittura si è parlato di orfismo, di neo cubismo, di dinamica futuri
sta dove il fiore si frantuma in spezzoni di luce e di colore esplodendo nello
spazio. Nella "parete organica" dei suoi dipinti, secondo una bella
immagine creata da Venturoli, si scoprono tensioni effervescenti verso un varco
nell'infinito, riportandoci alla necessità spaziale del suo linguaggio estetico
messa in evidenza anche da Carlo Giacomozzi de "La Fiera Letteraria".
Nella capacità espressiva della Marziale, Giacomozzi ha percepito il passaggio
dall'assetto visibile dell'opera all'astrazione del pensiero, orchestrata
cromaticamente con abilità progettuale. Non dobbiamo dimenticare alcune
riflessioni di Vito Riviello, poeta e critico, che ha considerato il lavoro
dell'artista come "un viaggio intelligente ed essenziale nel lungo '900
italiano". Il concetto di Riviello ci riconduce a Giacomozzi, al suo
ricordo costante nelle memorie della pittrice, a lui legata da profonda stima ed
amicizia sino alla dolorosa scomparsa dello scrittore romano.
Un altro rapporto sodale di Gina Marziale è stato con il grande incisore
Arnoldo Ciarrocchi, per il quale ha occasionalmente posato, permettendole una
proficua lezione sulle tecniche dell'incisione (acqueforti, acquetinte,
puntesecche). La padronanza dei mezzi si legge facilmente nei fogli dell'artista
dove lo strumento ha docilmente seguito il percorso del pensiero rispecchiando
lo stato d'animo e la quotidianeità dell'applicazione. Sottolineata e scavata
nelle lastre, l'incisività del segno rafforza la carnosità dei fiori, il
paradossale aggrovigliarsi degli arbusti per raccordarsi armoniosamente al dire
pittorico dove si comprende pienamente la maturità artistica di Gina Marziale,
raggiunta con forte disciplina e con grande coerenza. (…)
Franca Calzavacca