Cartografia tematica

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bulletStesura di carte pedologiche ed altre carte tematiche ambientali
bulletStesura di carte delle probabilità di ritrovamento di siti e reperti archeologici

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Stesura di carte pedologiche ed altre carte tematiche ambientali

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La finalità della cartografia pedologica è l'inventario del comparto ambientale "suolo", inteso come lo strato superficiale della terra. Il suolo costituisce il substrato dei reperti archeologici ed è un indicatore delle condizioni (paleo-) ambientali.

Nella cartografia pedologica, il suolo non viene considerato come elemento isolato del territorio, ma inserito in un contesto "fisiografico", cioè di caratteristiche geomorfologiche, litologiche e dell'ambiente sedimentario.

Il metodo di lavoro consiste nel rilevamento della variabilita spaziale del suolo. Tale attività si svolge essenzialmente in campagna, con l'utilizzo, nella fase preparatoria, di carte geologiche e foto aeree.

 

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Nella legenda della carta pedologica vengono distinti i vari tipi di suolo presenti nell’area, prima in termini descrittivi e poi in termini applicativi. Ad esempio, una singola unità della legenda pedologica può essere descritta così (dalla Carta dei Suoli di Roma, 1998):

"suoli MAZZALUPO
suoli vulcanici profondi dei pianori sommitali, a tessitura media; drenaggio moderatamente rapido, pendenza bassa (Cutani-Vitric Luvisols).
Uso agro-ambientale dei suoli sostenibile con lievi precauzioni, per il leggero rischio d'inquinamento delle acque profonde e per la leggera suscettibilità dei suoli all'inquinamento"

Possono essere aggiunte alla legenda delle indicazioni specifiche utili per l’archeologia, come ad esempio:

"Erosione: bassa o nulla. Età della formazione geologica: Pleistocene medio (ca. 360.000 anni). Probabile età del suolo: idem o poco più giovane."

 

I vantaggi della carta pedologica emergono principalmente nei progetti di ricognizioni archeologiche. Prima di iniziare i lavori, la carta consente una più accurata pianificazione delle ricognizioni. Durante queste ultime, le caratteristiche pedologiche possono fornire indicazioni circa la posizione primaria o secondaria dei reperti. Nella fase interpretativa, la carta pedologica consente il confronto tra le unità di paesaggio di varie "età" e la distribuzione spaziale dei reperti degli stessi periodi, e perciò una visione più reale della distribuzione originaria dei reperti di ogni singolo periodo.

 

La scala minima della carta pedologica da inserire in un progetto di ricognizioni è 1:25.000, anche se la 1:50.000 è una scala spesso accettabile. Talvolta sarà necessario creare una carta in scala più dettagliata.

I costi del rilevamento pedologico variano in funzione della scala, della morfologia del terreno, della densità delle osservazioni e della finalità del rilevamento. Ad esempio, un rilevamento normale (escludendo le analisi di laboratorio) in scala 1:50.000 può costare tra 3 e 5 Euro all'ettaro, e in scala 1:25.000 tra 6 e 18 Euro all'ettaro.

 

Altre carte tematiche possono essere utili per gli studi archeologici. A titolo d'esempio, si possono nominare: le distanza dei siti alle vallate, le unità del paesaggio probabilmente esistenti in uno specifico periodo, carta della distribuzione delle risorse (acqua, argilla, selce, ecc.).

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Un caso di studio: la carta delle "province selcifere" per La Polledrara

Il sito del Paleolitico Inferiore "La Polledrara di Cecanibbio" si trova a nord-ovest di Roma. Il sito è stato associato alla formazione Aurelia, stadio isotopico 9, avendo un'età di circa  0.300 m.a., ma è probabilmente poco più antico.

Tra 1985 e 1995 sono stati effettuati sei campagne di scavo da parte della Soprintendenza Archeologica di Roma. Sono stati trovati finora più di 7,000 resti faunistici. Ossa d'elefante erano abbondanti. Sono stati ricuperati i resti di almeno dieci individui, per lo più adulti. Sono stati identificati due crani ben conservati.

La presenza nel sito di industria litica su ciottoli silicei, di alcune ossa lavorate e di pietre laviche conferma la presenza umana. Tutti i ciottoli di selce e le pietre laviche devono essere stati portati sul sito dall'uomo, considerato che essi sono estranei al contesto geologico del luogo. I ciottoli silicei scoperti nel deposito hanno in modo dominante un colore grigio scuro e un cortice spesso, di colore nero o grigio.

Uno studio geologico preliminare ed il conteggio dei tipi di selce presenti nelle formazioni ciottolose dei dintorni, ha permesso la cartografia di quattro diverse "province selcifere" per Roma.

Ciottoli silicei di grandezza, colore e tessitura simili a quelli riscontrati a La Polledrara, sono presenti in parte della "Formazione di Ponte Galeria", attualmente affiorante ad una distanza di 3 km a sud del sito.   Anche altre formazioni contengono la stessa selce grigio-scuro, tra cui la parte ciottolosa della "Formazione Aurelia, che rappresenta un letto fluviale coevo al sito. 

L'intero complesso geologico caratterizzato da questo tipo di ciottoli silicei è stato definito come la "Provincia selcifera tiberina". Tipica è una percentuale di selce sul totale dei ciottoli del 10 - 30 %, di cui circa un quarto del tipo de La Polledrara.

Si è visto poi che successivamente, durante il Paleolitico medio, nei dintorni di Roma questi ciottoli venivano usati scarsamente, e che l'evidente preferenza in quel periodo era per la selce delle formazioni identificate come la "Provincia selcifera pontina". Quest'ultima è caratterizzata da una percentuale di selce molto più alta (50-70 %) e una pressoché totale assenza del tipo de La Polledrara.

 

Bibliografia
Anna Paola Anzidei, Antonia Arnoldus-Huyzendveld, Cristina Lemorini;Lucia Caloi e Maria Rita Palombo (in stampa): "Two Lower Paleolithic sites near Rome: La Polledrara e Casal Dè Pazzi"

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Stesura di carte delle probabilità di ritrovamento di siti e reperti archeologici

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Il ritrovamento in posizione primaria, di reperti archeologici di uno specifico periodo contenuti nei strati di terra, richiede una determinata combinazione di condizioni durante tutto il tempo passato dall'appartenenza alla cultura fino allo scavo. Innanzitutto, che i reperti siano stati abbandonati dalla cultura e non più riutilizzati, successivamente che i materiali non siano stati mai soggetti a processi erosivi naturali o a processi di accumulo troppo forti, ed infine che essi non abbiano subito un degrado troppo forte.

Come già accennato, la maggior parte dei reperti archeologici si trovano nel suolo. Le caratteristiche del suolo possono esprimere le condizioni di stabilità, erosione o accumulo del passato e del presente, e consentono perciò di prevedere la probabilità che esso contenga ancora reperti di uno specifico periodo. Normalmente, il suolo non può essere più giovane dei reperti in esso contenuti.

La carta delle probabilità archeologiche, che si basa sull'interpretazione delle caratteristiche dei suoli, delle forme del paesaggio e delle formazioni geologiche, è perciò un ottimo documento per pianificare le ricognizioni archeologiche, sia di superficie che in trincea.

Se si dispone di una carta pedologica, la stesura di una carta delle probabilità è relativamente semplice. Per la taratura dei criteri, l’ideale è che già esista nell’area una zona scavata.

 

Una unità di legenda della carta delle probabilità archeologica può essere la seguente (dalla carta di Poggibonsi, Siena):

"suoli argillosi, rossastri (Chromi-Hypocalcic Luvisol), a pendenza bassa (1-2 %) con forma di pendio convessa, con alta probabilità di conservazione di resti archeologici in posto (romani e medievali), ma non in contesto stratigrafico."

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Un caso di studio: la piana di Maccarese.

In via preliminare alle ricognizioni della zona di Ostia, è stata redatta la "carta della probabilità dei rinvenimenti archeologici", elaborata in base all'attuale conoscenza delle caratteristiche dei suoli e della stratigrafia geologica locale, e che ha avuto come finalità l'ottimizzazione della economia ricognitiva.

La pianura di Maccarese è una palude bonificata tra Roma e Ostia, fino a qualche anno fa considerata di recente formazione ("recente" sempre in termini geologici: la sedimentazione sarebbe terminata ca 4000 anni fa). Indagini approfondite della superficie (carta pedologica, ricognizioni archeologiche sistematiche) ed in profondità (sondaggi) hanno portato alla luce un terrazzamento costiero, quasi, ma non completamente, sepolto dalle argille lagunari recenti.

Il terrazzo era frequentato dall'uomo, come testimoniano le tombe e le tracce di abitazioni, che risalgono ad un intervallo di tempo compreso tra circa 4000 e 3000 anni fa, e probabilmente più antico ancora. Questi resti si sono conservati lungo il margine del terrazzo, proprio laddove la copertura da parte delle argille lagunari recenti aveva uno spessore tale da sottrarre i reperti all'aratura moderna, ma non troppo da impedirne la scoperta.

In questo caso, la carta dei suoli e la carta delle probabilità da essa derivata, hanno indicato l'esistenza del terrazzo prima che i sondaggi geologici l'abbiano confermato. 

 

Bibliografia

Antonia Arnoldus-Huyzendveld, Mario Mineo & Paola Pascucci (in stampa): "Piana di Maccarese: dati e materiali da un sito costiero dell’età del Bronzo"

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