La valle del Tevere

 
Allora infine vado alle navi, per dove il Tevere, che si apre in fronte bicorne, solca i campi a destra. Il braccio di sinistra, inaccessibile per troppa sabbia, viene evitato; accolse Enea, gli resta questa sola gloria.

(Rutilio Namaziano, Il Ritorno, I: 179-182, traduzione Alessandro Fo).

Valle del Tevere WP_capo_due_rami

Capo Due Rami oggi, venendo da Roma; a sinistra il Tevere, a destra il canale di Traiano (foto Arnoldus)


  • La media valle del Tevere

In questo tratto, i prodotti esplosivi degli edifici vulcanici dei Colli Albani e sabatino hanno creato, nel Pleistocene medio, una copertura discontinua del paesaggio sedimentario collinare e montano. In questo periodo, e ancor prima, il corso del Tevere ha subito vari spostamenti, a causa dei movimenti tettonici e della deposizione dei prodotto vulcanici.
Successivamente, il reticolo idrografico ha inciso gradualmente i rilievi, risparmiando solo le parti sommitali delle colline. L’aspetto attuale del fondovalle tiberino si è realizzato meno di 10.000 anni fa, con il completamente del suo riempimento alluvionale.
Con l’utilizzo delle foto aeree e carte storiche è stato ricostruito il percorso fluviale per il periodo romano (*7). Essenziale nel determinare il regime idraulico del Tevere in questo tratto, ora e nel passato, è la presenza della strettoia di Nazzano, verosimilmente di origine tettonica: a nord della strettoia si trovava, probabilmente in tutto il periodo storico, un percorso con meandri a spostamento attivo, nella strettoia un percorso fisso nel tempo, e a sud un percorso diritto, più a valle con meandri attivi.

Valle del Tevere WP_strettoia_Nazzano

Il percorso attuale del fiume Tevere, con in rosso i rilievi vulcanici, in giallo e marrone quelli sedimentari prevulcanici.


  • La bassa valle tiberina

La pianura costiera recente di Roma è composta da una larga fascia di cordoni dunari, con retrostanti i relitti delle lagune, ormai bonificate. Si è formata nel Pleistocene finale e nell’Olocene, in pratica grazie alla presenza del Tevere, il secondo fiume d’Italia.
L’ambiente deltizio vede generalmente l’interazione tra il mare e il reticolo fluviale, e, in questo caso particolare, il vulcanismo. I prodotti dei centri eruttivi dei Colli Albani e sabatino si sono accavallati proprio nella città di Roma, dove il Tevere scorre nella depressione che separa i prodotti dei due edifici.
Il Tevere è un fiume antico: scorre già, a grandi linee, nella posizione attuale da prima del periodo vulcanico. Ma durante il vulcanismo del Pleistocene medio, il suo corso ha subito vari spostamenti, a causa dello sconvolgimento del reticolo idrografico da parte dei prodotto vulcanici.
L’evoluzione delle vallate è inoltre legata alle variazioni del livello marino: durante le fasi di basso stazionamento del mare è avvenuta l’incisione naturale del reticolo fluviale e durante l’alto stazionamento il riempimento dei fondovalle.

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Carta geologica generale (elaborata dalla Carta Geologica d’Italia del Servizio Geologico, scala 1:500.000, foglio 3). Legenda: sigla rosso 1: depositi alluvionali e fluviolacustri olocenici, spiagge attuali; rosso 2: depositi eolici pleistocenici, parzialmente terrazzi costieri; rosso 7: sabbie e ghiaie del Pleistocene medio e superiore, parzialmente terrazzi costieri; rosso 8: argille del Pleistocene inferiore; rosso 10: sabbie plio-pleistoceniche; rosso 15: argille plioceniche; azzurro 4 & 6: depositi vulcanici del Pleistocene medio. Un cerchio rosso indica la zona della Via Portuense con ponti e polle.

Alle tante pubblicazioni riferite alla fascia costiera di Roma, di recente si sono aggiunte diverse che hanno gettato una nuova luce sugli eventi paleo-ambientali degli ultimi millenni, in particolare Di Rita et al. 2010, 2011, Bellotti et al. 2011 e Milli et al. 2013 *1). I dati sono stati raccolti principalmente attraverso carotaggi, poi analizzati da un punto di vista geologico e paleobotanico.

Il delta tiberino è costituito da un complesso di sedimenti di notevole spessore, con alla base un esteso ma sottile livello ghiaioso-sabbioso, riferito all’ultimo periodo glaciale (durata tra 30 o 26 e 19 K-anni fa). I sedimenti deltizi sono a contatto con le sottostanti argille marine plio-pleistoceniche attraverso una articolata superficie di erosione. I sedimenti sono riferibili alla trasgressione “Versiliana”, che si realizzò tra 17.000 e 5.000 anni fa, quando avvenne la risalita del livello marino a partire da circa -120 metri (o poco più), quota cui si era attestato durante l’ultima espansione glaciale “wuermiana”.
Anche durante il periodo storico, la posizione della linea di costa non è stata fissa. Ben nota è la posizione più arretrata di alcuni chilometri rispetto all’attuale in età romana, ed il recente ritiro della linea di costa. Questi cambiamenti non sono legati al livello del mare, ma a variazioni del carico solido del reticolo fluviale.

Nella piana costiera di Roma, le vicende post-glaciali hanno avuto una notevole influenza, non solo sul paesaggio fisico e sulla vegetazione, ma anche sulle risorse naturali a disposizione nelle varie epoche, come le acque lagunari e marine e i suoli della terraferma.
E’ in preparazione una pubblicazione che tratta, per i diversi periodi, l’influenza del fiume durante l’evoluzione della fascia costiera, e l’interazione tra il fiume, la valle tiberina e la fascia costiera da un lato e la società dall’altro (*2). Interessante è seguire come le risorse della piana costiera hanno variato nel tempi e sono stati sfruttati in modi diversi.


  • I ponti della Via Portuensis

La grande arteria stradale che collegava i porti imperiali a Roma, la Via Portuense antica, nel tratto posto ad ovest del Rio Galeria percorreva prima un area caratterizzata da terreni leggermente rialzati rispetto al fondovalle tiberino, per poi affiancarsi al Tevere ed all’acquedotto fino a raggiungere la città di Portus.
Nel tratto intermedio la strada antica correva su un viadotto, che tramite una serie di ponti (ne sono stati contati in totale tredici) superava alcune depressioni presenti nel terreno, di considerevoli dimensioni. Gli scavi hanno dimostrato che si trattasse di forme tondeggianti, e non di canali.
Le depressioni, che costituiscono un’anomalia morfologica nell’ambiente di fondovalle, furono verosimilmente originate da attività idrotermali con fuoriuscita di acqua e gas, di cui si sono rinvenute vistose tracce al loro interno. Intorno alla strada, infatti, sono stati individuati strati biancastri caratterizzati localmente da incrostazioni calcaree derivanti dal deposito dell’acqua mineralizzata; ad ulteriore conferma di tale ipotesi è stata anche intercettata una polla ancora attiva. L’attività  idrogeologica si è protratta nel tempo e deve aver creato non pochi problemi alla funzionalità  del tracciato viario: ne sono testimonianza i numerosi tentativi di sigillare tali polle con malta frammista a spezzoni di tufo e ciottoli (*3).

Video della polla attiva – pdf (2004)

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Pianta della distribuzione delle tracce di attività  idrotermale lungo la Via Portuense antica, con in blu le polle e in rosso le incrostazioni calcaree.

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Immagine della polla non più attiva tagliata dalle fondazioni della Via Portuense antica in corrispondenza del ponte IX.

La distribuzione delle polle in relazione alla strada suggerisce una loro attività intermittente, da prima del periodo romano fino ai giorni nostri. Sono stati riconosciuti quattro diversi ordini di incrostazioni: un primo tagliato dalle strutture di fondazione della strada romana; almeno altri due intercalati a livelli riconducibili a fasi di danneggiamento della sede stradale, un quarto più recente, successivo all’abbandono della strada in seguito alle alluvioni del Tevere del secolo XVI. L’età risultante del deposito carbonatico più antico individua un intervallo temporale di deposizione compreso tra il 900 e il 400 a.C., e del terzo tra il 750 e 1300 d.C.
Le croste calcaree e le polle d’acqua testimoniano una locale attività  idrotermale discontinua, riconducibile alla fase finale del vulcanismo dei Colli Albani, ancora oggi interessati da intenso degassamento (*4).

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L’area del ponte IX della via Portuense antica, vista da nord-est; con una linea gialla è  indicato l’andamento della depressione; in questo luogo sono stati raccolti i campioni di carbonato di calcio.

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Dettaglio in piano di una crosta vicino al ponte IX; si noti la struttura concentrica delle singole lamelle.

Tappare un buco, un idea non nuova: una “polla” lunga la Via Portuense Antica tappata con pietre e frammenti ceramici…


Il 2 di Settembre 2013 un fenomeno simile si è verificato a Fiumicino, che è  tuttora in atto, anche se a partire dal 21 Ottobre 2013 la fuoriuscita è stata deviata.


  • Gli spostamenti storici del fiume

Fino al 1557, il corso del Tevere ad Ostia seguiva un stretto meandro; in epoca romana l’area inglobata dal meandro apparteneva strutturalmente alla città  di Ostia, ed è noto come Trastevere Ostiense. In occasione dell’alluvione del 1557 il Tevere ha saltato questo meandro, lasciando come impronta del vecchio percorso un caratteristico laghetto a forma semi-lunare, ancora esistente poco più di 100 anni fa, ed inoltre una zona isolata, denominata da quel momento Fiume Morto. Durante lo scavo archeologico di un tratto del lato interno del meandro abbandonato, si sono potute riconoscere le tracce dello spostamento laterale del meandro causate dalle alluvioni del 1530 e del 1557 (*5).
A prescindere del meandro di Fiume Morto, in età  romana il percorso del Tevere dovrebbe essere stato, a grandi linee, simile a quello attuale, ad eccezione di una probabile minore amplitudine delle anse fluviali. A sostenimento di quest’ultima ipotesi ci sono due indicatori: le indagini effettuati nell’area della Magliana, e la curvatura del meandro del Tevere nell’area Fiera di Roma in una posizione che sembra tagliare la Via Portuense e l’acquedotto.

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Topografia della Bassa Valle Tiberina. Legenda: 1: pianura costiera recente; 2: zone paludose all’interno della pianura costiera, bonificate dopo il 1890: A: Stagno di Maccarese; M: Stagno di Campo Merlo; S: Stagno Ostiense; 3: zone al di fuori della pianura costiera recente, ubicate a quote superiori; 4: attuali corsi d’acqua, con direzioni di flusso; 5: variazione esistente fino a 1557 (tagliata naturalmente); 6: variazione esistente fino a ca. 1930 (tagliata artificialmente ); 7: variazione esistente in epoca romana, ca. 100 d.C.; 8: posizione della linea di costa attuale; 9: posizione della linea di costa circa nel 1570; 10: linea di costa in epoca romana, ca. 100 d. C.; 11: agglomerati urbani: F: Fiumicino; G: Ostia Antica con Castello; L: Ostia Lido; 12: Strutture romane: C: porto di Claudio, con i moli, l’isola faro e Monte Giulio in una linea nera continua; T: porto di Traiano; O: Ostia romana; 13: localizzazione delle zone dei casi di studio; Affluenti del fiume Tevere: fosso della Magliana (destra); fosso del Fontanile (sinistra); fosso Galeria (destra). F.T: fosso di Traiano.


Nell’area della Fiera di Roma è stata segnalata, inoltre, sul fondo del Tevere una serie di blocchi (*6), che potrebbero rappresentare i resti del tracciato stradale e dell’acquedotto crollati nel fiume in occasione di una forte alluvione.
Considerato che il salto del Tevere a Ostia è avvenuto nel XVI secolo, come anche l’intensificazione dell’avanzamento della linea di costa e delle alluvioni, e verosimile che anche gli allargamenti delle anse delle aree di Magliana e della Fiera di Roma (con il probabile crollo delle strutture romane nel fiume) siano avvenuti nello stesso periodo, probabilmente in occasione delle alluvioni eccezionali del 1530 o del 1557. Anche l’abbandono definitivo del tracciato vallivo della Via Portuense antica nel XVI secolo, e la sua successiva copertura con sedimenti alluvionali, si inquadrano bene nella cronologia degli eventi.

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Ipotesi sul percorso del Tevere in età  romana, area Fiera di Roma; linee piene, certezza sul percorso della strada e dell’acquedotto, linee tratteggiate ipotesi.


1*)
- Federico Di Rita, Alessandra Celant and Donatella Magri, 2010, Holocene environmental instability in the wetland north of the Tiber delta (Rome, Italy): sea-lake-man interactions, Journal of Paleolimnology, Volume 44, Number 1 (2010), 51-67, DOI: 10.1007/s10933-009-9385-9.
- Federico Di Rita, Alessandra Celant, Cecilia Conati Barbaro, 2011, Interazioni tra clima,, ambiente e uomo nell’evoluzione olocenica del delta del Tevere: dati e paleobotanici e ritrovamenti archeologici; Soc. Geol. It., Vol. 18 (2011) – (DOI 10.3301/ROL.2011.60).
- P. Bellotti, G. Calderoni, F. Di Rita, M. D’Orefice, C. D’Amico, D. Esu, D. Magri, M. Preite Martinez, P. Tortora and P. Valeri . 2011, The Tiber river delta plain (central Italy): Coastal evolution and implications for the ancient Ostia Roman settlement , The Holocene 2011 21: 1105, originally published online 26 May 2011 DOI: 10.1177/0959683611400464.
- Milli S., D’Ambrogi C., Bellotti P., Calderoni G, Carboni M.G., Celant A., Di Bella L., Di Rita F., Frezza V., Magri D., Pichezzi R.M., Ricci V., 2013, The transition from wave-dominated estuary to wave-dominated delta: The Late Quaternary stratigraphic architecture of Tiber River deltaic succession (Italy); Sedimentary Geology, Volumes 284 – 285, 159-180.
*2)
- Arnoldus-Huyzendveld A. (in prep.) – Le dinamiche evolutive dell’ambiente costiero e del Tevere.
*3)
- Arnoldus-Huyzendveld A., Morelli C., Carbonara C., Ceracchi C., 2009 – La viabilità nel territorio portuense, in: Atti del Convegno Suburbium II- Il Suburbio di Roma dalla fine dell’età  monarchica alla nascita del sistema delle ville (V-II sec. a.C.) (Roma 2005).
- Cinzia Morelli, Andrea Carbonara, Viviana Forte, Maria Cristina Grossi, Antonia Arnoldus-Huyzendveld, 2011 – La topografia romana dell’Agro Portuense alla luce delle nuove indagini, in: Portus and its Hinterland, recent archaeological research, Simon Keay & Lidia Paroli (a cura di), Archaeological Monographs of the British School at Rome, 261-285.
- Serlorenzi M., B. Amatucci, A. Arnoldus Huyzendveld, A. De Tommasi, H. Di Giuseppe, C. La Rocca, G. Ricci, E. Spagnoli, 2004 – Nuove acquisizione sulla viabilità  dell’Agro Portuense. Il rinvenimento di un tratto della via Campana e della via Portuense, in Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma CV: 47-114.
*4)
- Tuccimei P, M. Soligo, A., Arnoldus-Huyzendveld, C. Morelli, A. Carbonara, M. Tedeschi, G. Giordano, 2007 – Datazione U/Th di depositi carbonatici intercalati ai resti della via Portuense antica (Ponte Galeria, Roma): attribuzione storico-archeologica della strada e documentazione cronologica dell’attività  idrotermale del fondovalle tiberino, www.fastionline.org/docs/FOLDER-it-2007-97.pdf.
*5)
- Arnoldus-Huyzendveld, A., 2005 – The natural environment of the Agro Portuense. In: Portus, an archaeological survey of the port of imperial Rome, a cura di Simon Keay, Martin Millett, Lidia Paroli & Kristian Strutt, the British School at Rome, pp. 14-30.
*6)
Segnalazione del Professore Marcello Bernabini e dell’Ing. Luciana Orlando della Facoltà  di Ingegneria dell’Università di Roma La Sapienza – dati inediti.
*7)
- Eva Pietroni, Augusto Palombini, Marco Di Ioia, Valentina Sanna & Antonia Arnoldus-Huyzendveld, 2013: “Tiber Valley Virtual Museum: 3D landscape reconstruction in the Orientalising period, North of Rome. A methodological approach proposal”. Full paper, in Digital Heritage International Congress Proceedings 2013, IEEE Advanced Technology of Humanity, ISBN: 978-1-4799-3169-9, Marseille France; Vol II pp. 223-330.
- Antonia Arnoldus-Huyzendveld, Marco Di Ioia, Daniele Ferdani, Augusto Palombini,Valentina Sanna, Sara Zanni & Eva Pietroni, 2012: “The Virtual Museum of the Tiber ValleyProject”. Proceedings Arquaelogica 2,0, Siviglia 20-22 giugno 2011.