Le saline tirreniche

 

Con una limitata escursione delle maree di soli 20-40 cm, la costa tirrenica non presenta le condizioni ottimali per l’estrazione del sale. Per questo motivo, sotto una prospettiva paleo-ambientale, la storia delle saline costieri tirreniche va letto come un continuo adattamento dell’uomo ai mutamenti del paesaggio, alla ricerca dei margini delle lagune in posizione tale da consentire l’ingresso delle acque salate (per via naturale o attraverso un canale di collegamento al mare), ma allo stesso momento privi di rischio d’inondazione da parte delle stesse acque e dalle alluvioni e di insabbiamento dal vento.

Le uniche saline lunga la costa tirrenica ancora funzionanti sono quelle di Tarquinia (vedi Google Maps).

 

Differenti sono le condizioni lungo la costa adriatica o l’atlante oceanico, dove si può sfruttare un maggior dislivello delle maree.

Saline_Larache (Marocco), overview

Le saline di Lixus-Larache (Marocco), che sfruttano l’ingresso nel fiume con l’alta marea delle acque salate dall’oceano (foto Arnoldus).

WP_saline_Comacchio_Fbrunelli

Le saline di Comacchio (FE) lungo il mare adriatico (foto F. Brunelli); vedi anche l’articolo sul quadro delle saline di Ostia di Locatelli.


Georgius Agricola nel 1556 dedica al sale una parte del capitolo XII del suo libro De Re Metallica. Rilevanti nel presente contesto sono le seguenti indicazioni per la costruzione delle saline marine in zone costieri pianeggianti:

  • la profondità  delle vasche deve essere moderata ed il loro fondo piatto;
  • laddove nella fascia costiera si trova un lago tranquillo ed un ampio terreno pianeggiante, non raggiungibile dalle inondazioni marini, si scavano 3, 4, 5 o 6 fossi, larghi 2 metri, profondi 4 metri e lunghi 200 metri, o di più se la pianura è più grande; i fossi sono equidistanti 60 metri; tra di loro ci sono 3 fossi traversi;
  • vengono scavate poi le vasche principali, in modo tale che l’acqua del lago, dopo essere sollevata, può scorrere nei fossi, e da lì nelle vasche, scavate in un certo numero nel terreno pianeggiante tra i fossi;
  • le vasche sono depressioni moderatamente profonde, circondate da argini costruiti con la terra scavata per creare o per pulire i bacini; sono alti ca. 30 cm;
  • i fossi hanno aperture regolabili attraverso le quali i primi bacini ricevono l’acqua; anche questi hanno aperture, che consentono lo scorrimento da un bacino all’altro;
  • il complesso deve presentare un generale leggero dislivello verso il basso, in modo tale che l’acqua possa scorrere da un bacino all’altro.
Le saline rinascimentali de La Trappola (Grosseto)

Pianta delle saline de La Trappola a Grosseto, funzionanti dalla fine del XIV alla metà  del XVIII secolo.


La fascia costiera della piana di Grosseto, lungo la costa tirrenica, è composta da un delta a due ali, caratterizzato da numerosi cordoni litorali, e da una retrostante laguna. Negli ultimi 3000 – 4000 anni, l’interazione tra i corsi fluviali e le correnti marine ha portato all’ispessimento della fascia dei cordoni litorali, e al graduale riempimento e restringimento degli specchi lagunari, isolandoli dal mare e così causando la perdita della loro salinità.
La laguna ha consentito la raccolta del sale, probabilmente a partire dall’età  etrusca. L’incremento dell’isolamento dal mare e la perdita della salinità  hanno indotto allo spostamento delle saline sempre di più in direzione del mare, e probabilmente anche ad una evoluzione della tecnica di raccolta: con o senza canale di collegamento al mare; a vasca unica o a vasche comunicanti.

Le saline rinascimentali de La Trappola sono le ultime (se escludiamo quelle di Castiglione della Pescaia) in una serie di cui conosciamo in parte l’ubicazione (Squartapaglia per il basso medioevo), in parte ancora no.
Si presume che nei periodi alto-medioevale e romano (e forse anche etrusco), le saline si trovassero direttamente a sud di Grosseto, in corrispondenza ad un lembo artificialmente isolato del margine della laguna, in collegamento con il mare attraverso un canale (pubblicazione 2012).
Successive prospezioni geofisiche e trincee potrebbero rilevare la presenza di un canale o una diga, di eventuali muretti in pietra o di strutture di lavorazione e stoccaggio. Un problema è la verosimile sepoltura di tutto ciò per diversi metri sotto gli strati naturali e della bonifica.
Vedi anche l’articolo The quest for Grosseto’s original saltworks.

Le saline di Larache (Marocco), dettaglio

Vasche di saline (Lixus-Larache, Marocco) con argini e canalette di separazione


Relativamente poco sappiamo ancora delle saline storiche della fascia costiera di Roma (vedi anche La Valle del Tevere). E’ noto che nell’area di Maccarese gli Etruschi estraevano il sale a partire da ca. 2600 anni fa (vedi anche Ostia & Portus).

Un sistema di saline dell’epoca imperiale romano è stato parzialmente scavato (*1). Questo consisteva in un allineamento di quasi 1500 anfore poste in opera verticalmente l’una accanto all’altra, per una lunghezza complessiva di circa 1 km. Per la realizzazione della struttura, dei contenitori venne utilizzata solo la parte inferiore. L’allineamento delle anfore è attraversato perpendicolarmente da due canali in muratura, lunghi ca. 25 metri e distanti ca. 300 m l’uno dall’altro. Ognuno dei canali era munito di due chiuse, le cui battenti erano realizzate in blocchi di travertino. Dai canali in muratura dipartono, verso est, due canalizzazioni artificiali scavate entro terra. Sono inoltre riportati in luce altri due tratti di canali in muratura, più piccoli e meno complessi, che corrono in parallelo ai canali in terra. L’allineamento delle anfore può aver funzionato come “armatura” di un terrapieno in terra di altezza limitata, che serviva verosimilmente ad isolare un lembo marginale della laguna dal corpo d’acqua principale. I canali con chiuse devono aver servito a controllare e portare l’acqua salata, eventualmente con un canale direttamente dal mare.
Grazie all’intervento della Soprintendenza Archeologica, la diga d’anfore è stata risparmiata dalle costruzioni dell’Interporto (Google Earth 41°49’26.25″N, 12°16’57.08″E).

WP_canale_anfore

Veduta dall’alto di uno dei due canali in muratura che attraversano la diga ad anfore; spiccano i blocchi in travertino delle due chiuse (da Morelli et al 2011).

Nella zona di Maccarese, conosciuta come il Campus Salinarum Romanarum, l’estrazione del sale ha continuato fino al XV secolo, ma non sono state trovate ancora tracce materiali più recenti dell’età  romana.

Dall’altra parte del Tevere si trovavano le saline di Ostia. Queste hanno continuato a funzionare fino al XIX secolo, e sono ancora parzialmente visibili in una fotografia aerea ripresa dal pallone nel 1911 (*2). Attualmente l’area delle ex-saline di Ostia è quasi totalmente urbanizzata.

WP_saline_ostia_pallone

Una parte delle saline di Ostia ben visibile in una foto aerea ripresa dal pallone nel 1911; a sinistra l’ansa del Fiume Morto (da Shepherd 2006).

*1)
- Morelli Cinzia, Andrea Carbonara, Viviana Forte, Maria Cristina Grossi, Antonia Arnoldus-Huyzendveld, 2011, La topografia romana dell’Agro Portuense alla luce delle nuove indagini, in: Portus and its Hinterland, recent archaeological research, Simon Keay & Lidia Paroli (a cura di), Archaeological Monographs of the British School at Rome, 261-285.
- Arnoldus- Huyzendveld A., Citro D., Facciolo A., Gala M., Grossi M.C., Morelli C., Rinaldi M.L., Ruggeri D., Sivilli S., 2009, The Lagoon of Maccarese (Rome-Fiumicino): environmental and archaeological developments over the last 3000 years, poster presentato al convegno organizzata dall’UV di Genova Wetlands as archives of the cultural landscapes: from research to management, tenutosi il 29-30 gennaio 2009.
*2)
- Shepherd, Elizabeth Jane, 2006 – Il “Rilievo topografico di Ostia dal pallone” (1911), in Archeologia Aerea. Studi di Aerotopografia Archeologica II, 2006, pp. 15-38.


Vedi anche: Andrea Locatelli (1695 – 1741), pittura delle saline di Ostia.