Il lago Albano

 

Il Vulcano Laziale, o Vulcano dei Colli Albani, costituisce l’imponente rilievo situato a sud-est di Roma, con quote massime che si attestano sui 1000 metri e con un diametro di 10 km. Si tratta di un vulcano prevalentemente esplosivo, la cui attività  inizia a circa 600.000 anni e si protrae fino all’Olocene come attività  freatica associata al maar di Albano. L’attività  finale ha visto eruzioni in successione dai crateri eccentrici di Ariccia, Nemi ed Albano, di cui gli ultimi due hanno conservato al loro interno un lago fino ai giorni nostri (*1).

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La parte orientale del vulcano con il Lago Albano.

Fino a pochi anni fa, il peperino di Albano era ritenuto l’ultimo prodotto del Vulcano Laziale, di 29.000 anni circa di età. Recenti ricerche hanno messo in evidenza che ci sono stati periodi di attività  fino a 6.000 anni fa ed oltre. In questo periodo si sono depositati lahar o colate di fango dal cratere di Albano (Il Conglomerato del Tavolato, La Successione del Tavolato), che hanno colmato, a più riprese, le zone maggiormente depresse preesistenti a nord-ovest del Vulcano Laziale , lasciando libere solo le fasce collinari poste a quote superiori rispetto alla coltre di terra, pietre e fango. Il fenomeno potrebbe essere stato innescato dall’iniezione sul fondo del lago di fluidi ricchi di anidride carbonica, che può aver indotto un improvviso rovesciamento del contenuto del lago (*2).
A causa di questi eventi si è formata l’estesa piana di Ciampino. I dati geologici dimostrano come non si sia verificata una singola e continua fase deposizionale, ma piuttosto una serie di eventi sedimentari (catastrofici e non) intervallati da periodi di stasi. A prescindere dei dati geologici, la più diretta dimostrazione delle fasi di stasi sedimentaria consiste nella presenza di superfici di frequentazione umana all’interno della stratigrafia (*3).

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Sezione di un tipico deposito da “lahar”

La deposizione di un lahar (“debris flow”), che raggiunge anche velocità  di 60 km/ora, è stato indubbiamente un evento catastrofico, che dovrebbe aver tralasciato, dopo il primo impatto distruttivo, una fascia di terreno liberata dalla copertura boschiva e caratterizzata da una superficie fangosa con pietre laviche sparse. I successivi eventi correlati, cioè la deposizione di sedimenti fluviali ghiaiosi e sabbiosi, dovrebbero essere stati meno catastrofici. Nei periodi di stasi dell’attività  del cratere, il paesaggio era probabilmente caratterizzato da estese pianure con terreni molto fertili, solcate da modeste incisioni fluviali, non dissimile al paesaggio attuale.

Video di lahar in azione (pdf – 4.5 Mb)

Vedi anche il YouTube video più lungo dello stesso lahar: Mt Ruapehu, Nuova Zelanda, 18 Marzo 2007


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Carta geologica dei Colli Albani (modificata da Giordano et al. 2010).
In marrone scuro (codice 4) il lahar di Albano, con un cerchio rosso è indicato il sito di Centocelle – Torre Spaccata.

Il sito di Centocelle – Torre Spaccata dista circa 15 km dal centro del complesso vulcanico dei Colli Albani. Secondo la più recente cartografia geologica, la valle del Fosso di Torre Spaccata contiene uno dei lembi distali della formazione del Tavolato.
Durante gli scavi del 2006 è venuto in luce un modesto deposito massivo di lahar (già  individuato negli anni ’90, ma non riconosciuto come tale), che, in base ai dati archeologici, è databile al IV sec. a.C. Sono stati rinvenuti inoltre vari canali fluviali naturali con caratteristiche di riempimento che denotano un regime idrico torrentizio, e contenenti nel complesso materiale archeologico attribuibile a tre distinti periodi: bronzo antico, romano e medioevale.
La presenza dei lembi del lahar nell’area di Torre Spaccata suggerisce almeno una fase di sedimentazione primaria originata dal cratere di Albano, mentre i depositi fluviali grossolani indicano che l’area è stata soggetta, negli ultimi millenni, a ripetuti episodi di erosione e sedimentazione piuttosto rapida ad alta energia, verosimilmente correlabili a fenomeni di degassamento del cratere oppure a fasi di assestamento del reticolo idrografico periferico.

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Immagine 3D, esasperata verticalmente, dal DEM del Vulcano Laziale, con sovrapposta l’estensione del lahar.

Il ritrovamento del lahar nell’area indagata risulta essere particolarmente importante per via della sua datazione, che lo inquadra come il più recente di tutte le unità  distinte finora. L’inquadramento cronologico si basa su materiali ceramici rinvenuti all’interno del deposito di lahar i quali sono databili tra il V ed il IV sec a.C., mentre altre ceramiche rinvenute nelle stratificazioni immediatamente successive si inquadrano tra il V ed il I sec. b.C. Inoltre una sepoltura femminile rinvenuta in una fossa non lontana dal deposito e con ogni evidenza successiva ad esso, è stata datata al C 14 alla media età  repubblicana.
La presenza di depositi di lahar ha portato ad un loro immediato utilizzo come base per un percorso viario. I sedimenti compatti, riconosciuti nel fondovalle, sono stati rinsaldati sui bordi con la posa in opera di blocchi di tufo locale e di lahar stesso. Questo percorso è stato certamente in uso nel IV e III sec a.C., mentre è più dubbia la sua frequentazione in epoche più tarde (*4).

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Il lembo del lahar di Centocelle – Torre Spaccata, con inglobato un frammento ceramico datato tra il V ed il IV sec a.C.


Le successive stratigrafie della valle di Torre Spaccata indicano che, dopo la deposizione del lahar nel IV secolo a.C. (peraltro descritta dalle fonti antiche – Dion. Hal., Antiquitates Romanae, XII, 10-12), le condizioni ambientali siano state relativamente tranquille; ciò potrebbe essere dovuto sia all’esaurimento dell’attività  del cratere di Albano, sia all’efficacia di un emissario del lago appositamente scavato dai Romani nel 398 a.C. proprio per difendersi da ulteriori avvenimenti di questo tipo.

Al tempo in cui i Romani assediavano i Veienti [nei giorni in cui stava sorgendo la stella Sirio], nella stagione in cui i laghi si abbassano, così come tutti i fiumi ad eccezione del Nilo, in un’epoca in cui non si erano avute piogge, tormente o altre cause percepibili agli esseri umani, un lago distante da Roma non più di 120 stadi, situato nei Monti Albani laddove si trovava la città  madre di Roma, ebbe una tale crescita delle acque da inondare una vasta porzione della regione circostante, distrusse molte fattorie e incise la montagna riversando un grande fiume nelle piane sottostanti. Saputo ciò i Romani dapprima, credendo che un dio fosse montato in collera, votarono per propiziarsi gli dei e le divinità  minori della regione, e chiesero agli indovini cosa vedessero in ciò, ma poichè essi non avevano alcunchè da dire, né il lago riprendeva il suo aspetto solito, risolsero di consultare l’oracolo di Delfi.
Nel frattempo, i Romani che assediavano Veio seppero dagli indovini Etruschi che secondo le antiche profezie Veio non sarebbe mai stata conquistata, fino a quando le acque che fluivano dal lago di Albano avessero continuato a riversarsi in mare. Dopo poco tempo, il messaggero da Delfi tornò con un uguale responso, cosicché il senato decise di far scavare canali che indirizzassero le acque calde tracimanti in un direzione tale da non mescolarsi più con il mare.

Dion.Hal, Antiquitates Romanae, XII, 10-12

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L’emissario del Lago Albano, che ha funzionato fino al 1980, quando è iniziato l’abbassamento del livello dell’acqua dell’ordine di 1 metro ogni 3 anni.

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Veduta del Lago Albano, con il luogo dell’emissario costruito dai Romani per tenere il livello del lago 70 m al di sotto della soglia più bassa del margine del cratere, per evitare ulteriori esondazioni (modificata da Giordano & Mazza 2010).

Vedi anche l’articolo “il Villaggio delle Macine“.


I dati raccolti nel progetto di Centocelle -Torre Spaccata sono stati inseriti in una prospettiva più ampia (*5). Le testimonianze preistoriche dall’Eneolitico alla prima età  del Bronzo nella valle di Torre Spaccata si inquadrano bene nell’alta concentrazione di siti noti per lo stesso periodo nella periferia est di Roma. Tra il Tevere e l’Aniene 44 siti sono noti, mentre altrove intorno a Roma siti sono quasi assenti.
Si è notato che i suoli nerastri e profondi distinti sulla carta dei suoli di Roma si estendono esclusivamente nella vicinanza del lahar, e che essi potrebbero quindi rappresentare le sue estensioni marginali non più individuabili in sezione.
I siti archeologici sono stati classificati in base alla loro relazione con i depositi da lahar: nessun rapporto, relazione possibile, rapporto certo.

Un problema nella zona influenzata dal lahar rimane irrisolto: se si tratti di scelta umana dei luoghi d’insediamento (suolo profondo e fertile, facile da lavorare, terreno disboscato dal lahar, abbondanza di acqua) o di conservazione dei siti per seppellimento naturale; o di una combinazione delle due.

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Il lahar di Albano (in giallo) e i suoli profondi nerastri (in verde), con i siti dell’Eneolitico / Bronzo finale e la loro relazione spaziale con il Lahar.


*1)
- Funiciello R., G. Giordano (editors), 2005 – Carta Geologica del Comune di Roma, Volume 1, scala 1:10.000, Roma Tre, Dipartimento di Scienze Geologiche, Comune di Roma, Uffizio di Protezione Civile, APAT Dipartimento Difesa del Suolo.
- Giordano G., Mazza R., 2010 – The Geology of Rome and Urban Areas: the legacy of Prof. Renato Funiciello. In: Journal of the VirtualExplorer, volume 36, paper 28, doi: 10.3809/jvirtex.2010.00277.
*2)
- Funiciello R., G. Giordano, D. De Rita, M. L. Carapezza, F. Barberi, 2002 – L’attività recente del cratere del Lago Albano di Castel Gandolfo, Rend. Fis. Acc. Lincei, s.9, v.13: 113-143.
- De Benedetti, A. A., Funiciello, R., Giordano, G., Caprilli, E. & Diano, G. 2008. Volcanology history and myths of the Lake Albano maar, in: Cashman K. & G. Giordano (eds), Volcanoes and Human History, Journal of Volcanology and Geothermal Research, Special Issue, 176: 387-406.
*3)
- Anzidei, A. P. et al., 2010. Geomorphological and environmental transformations during the recent prehistory: a reconstruction of the landscape and the peopling of the territory southeast of Rome. In: Funiciello,R. & Giordano, G. (eds), “The Colli Albani Volcano”. Geological Society, London, Special Publications of  IAVCEI, 3: 339-353.
*4)
- Gioia P., A. Arnoldus-Huyzendveld, A. Celant, C. Rosa, R. Volpe, 2010 – Archaeological investigations in the Torre Spaccata valley (Rome): human interaction with the recent activity of the Albano Maar, in: Funiciello R. & Giordano G. (Eds.), The Colli Albani Volcano, Geological Society, London, Special Publication of IAVCEI, 3: 355-382.
*5)
- Gioia P, Arnoldus-Huyzendveld A., Persiani C., 2008 – Scelte insediamentali e ricostruzione dei paesaggi antichi in epoca pre-protostorica, in: Gioia P. (a cura di) “Torre Spaccata, Roma S.D.O. le indagini archeologiche”. Rubettino, 143-152.